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Fecondazione assistita, di chi è la sconfitta?, La Chiesa e il relativismo che non c'è
eleonoraxx
view post Posted on 26/10/2005, 11:00Quote

Utente cancellato






Care tutte, la sconfitta più bruciante a mio avviso non è stata né delle donne, né del progresso, né di militanti di una precisa parte. La sconfitta è stata piuttosto quella del relativismo. Jenny dice che la Chiesa invade un campo non suo, ma pensiamoci bene: come può la Chiesa, portatrice di una presunta verità rivelata e come tale incostestabile, assoluta, preziosa, accettare di tenersi deliberatamente fuori dall'arena politica, farsi da parte di fronte a un tema come il diritto alla (presunta) vita (dell'embrione)? E' chiaro che si tratta per loro di una battaglia irrinunciabile ed è forse legittimo che si usino gli strumenti della dialettica democratica per imporre il proprio punto di vista su una questione dominante. La libertà di espressione, sia pure eserciata attraverso potentissimi mezzi quali quelli vaticani è un diritto incontestabile. Il problema è che la base della dialettica democratica dovrebbe essere nella convinzione di ciascuna delle parti di essere portatrici solo di una potenziale verità. Da qui la disponibilità a mettersi in discussione, confrontarsi con l'altro, approdare hegelianamente a una sintesi. Ma quando si è convinti di avere in tasca una verità assoluta, di trovarsi a fronteggiare soltanto il vuoto morale, quando le convinzioni dell'altro sono viste come minaccia non già a diritti esistenti ma ad una concezione astratta dell'individuo e dell'ordine morale, quella stessa dialettica viene privata della sua legittimità di fondo. Il cattolico, in sostanza (mi scuso con le cattoliche presenti, ma mi riferisco ad un logico svolgimento della premessa cattolica) è incompatibile con la democrazia, perché in democrazia può vincere colui che è in contrasto con una verità assoluta e che come tale è portatore di menzogna assoluta e quindi di male assoluto. L'uso strumentale della religione nella campagna elettorale americana lo evidenzia chiaramente, poiché non esiste (è non è mai esistito) sostegno filosofico migliore della religione per l'assolutismo.
La chiesa usa la propria rete d'influenza per imporre la propria visione a chi la vuole accettare, ma lo fa legittimamente e senza forzature, se non quella tristemente ovvia del plagio di molte menti deboli, come la vecchina analfabeta che non conosce altra parola se non quella del parroco o di Emilio Fede. Ma non credo che la sconfitta sia da imputare a questa sventurata signora.
Posizioni come quella della nostra nuova amica, evidentemente miliziana per la vita, mi appaiono molto rappresentative. Assistiamo a una rinnovata fame di verità assolute, di concetti forti quali altre idealità non sono più in grado di offrire. Per due conversioni illustri come quelle di Pera e Ferrara, dal liberalismo laico all'integralismo cattolico più retrivo, ve ne sono milioni, di persone "comuni" che sulla base di analisi filosfiche meno impegnative e più rudi approdano allo stesso esito.
Anche il presunto scontro di civiltà rafforza la paranoia collettiva, il ragionamento dicotomico e l'abitudine alla contrapposizione frontale e al disconoscimento dell'altro. Occorre recuperare le basi relativiste della nostra cultura, disgregate nella più recente storia italiana non solo dai cattolici ma anche da fascismo e comunismo, da una pratica politica fatta di violenza intellettuale e assenza di pensiero critico.

eleonoraselvi@hotmail.com




 
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